Inter : Inizia vedersi la mano di Antonio Conte.

Ormai non ci sono dubbi. E sempre più l’Inter di Antonio Conte. La vittoria del derby di sabato sera, ha certificato come la nuova armata neroazzurra assomigli sempre più alle idee e alla filosofia di gioco. Pressing, ripartenze, capacità di mettere alle corde gli avversari, capacità di creare un numero di palle goal sono il mantra che hanno sempre contraddistinto le squadre di Conte in passato e che sono state trapiantate dal leccese nell’opera di costruzione della nuova Inter. Vero è che dopo sole quattro giornate sembra veramente prematuro parlare di scudetto, altrettanto vero è che la partenza positiva di stagione, con i 12 punti ( su 12) messi nel carniere autorizzano i neroazzurri a sognare di riportare il tricolore nella Milano interista a 10 anni esatti dall’ultimo conquistato con Josè Mourinho. Conte sin dall’inizio della preparazione estiva, ha avuto il merito di ridare fiducia e motivazioni ad alcuni elementi che con Luciano Spalletti erano stati emarginati dal progetto Inter. Il primo a godere della “cura Conte” manifestatasi dall’inizio del ritiro estivo è stato sicuramente Andrea Ranocchia. L’ex centrale del Bari, ormai ai margini della rosa e prossimo alla cessione all’estero, ha avuto in Conte quella persona che più ha saputo credere nelle sue qualità di centrale difensivo. D’altra parte è risaputo come il tecnico leccese abbia avuto sempre una stima particolare nei confronti di Andrea, visto che lo inizialmente svezzato nell’Arezzo, ne ha fatto di lui un perno insostituibile della difesa del Bari nell’anno della promozione dei pugliesi in A (stagione 2008/09), convocandolo anche (per diverse partite) in Nazionale durante la sua gestione (senza però inserirlo nei 23 che hanno fatto parte della spedizione azzurra agli Europei del 2016).

Nazionale che Ranocchia potrebbe ritrovare adesso sotto la conduzione tecnica di Roberto Mancini, a patto che però dia continuità di prestazione e ripeta le belle prove con il Lecce e il Cagliari. Come per Ranocchia, anche Antonio Candreva ha beneficiato della cura Conte. Schierato nella posizione di esterno di destra, nel 3-5-2 varato dal tecnico leccese nelle prime 5 gare della stagione, l’ex Lazio oltre ad essere (quasi) sempre stato uno dei migliori in campo, si è anche tolto la soddisfazione di realizzare la rete del poker con il Lecce con una staffilata da fuori area. Ranocchia e Candreva ma non solo. L’impressione infatti è che questa prima Inter di Conte, sembra griffata soprattutto da Romelu Lukaku e Stefano Sensi. Il centravanti belga, fortemente voluto da Conte (che lo ha anche soffiato alla Juve) nella campagna acquisti estiva, sin dalle prime partite si è caricato sulle spalle il peso dell’attacco interista. Il goal nella gara inaugurale del campionato, insieme alla rete decisiva con il Cagliari e al punto esclamativo con il Milan nel derby di sabato sera, testimoniano come il leccese non possa mai farne a meno di Romelu. Al di là dell’importanza dal punto di vista realizzativo, l’ex Chelsea ha anche rivestito il ruolo dell’uomo in grado di fare reparto da solo e favorire gli inserimenti dei centrocampisti.

L’ex Sassuolo è forse la novità (per certi versi) inaspettata di questo inizio di campionato dell’Inter. Sin dalla gara d’esordio con il Lecce, si è infatti preso in mani il centrocampo dell’Inter grazie alla tecnica, alla capacità di dettare i tempi della manovra e di essere sempre presente nel gioco della squadra. In più la sua presenza si è sentita anche a livello realizzativo. Se il raddoppio interista contro il Lecce ha portato la sua firma, al tempo stesso decisiva è stata la rete con l’Udinese che ha dato la terza vittoria (su 3) all’Inter in campionato e ha permesso ai nerazzurri di balzare solitari in testa alla classifica complice lo 0-0 della Juventus con la Fiorentina. Nella doppia sfida con Lazio e Sampdoria, in programma tra mercoledi e domenica, è bene quindi che sia Sensi come Lukaku e Candreva ripetano gli stessi standard prestazionali.

Nel caso di Ranocchia non c’è da conservare la titolarità nell’undici tipo di Conte, bensi avere sempre la qualità nel farsi trovare pronto quando si è chiamati in causa in una stagione nella quale ci sono da fronteggiare tre competizioni ( Campionato-Champions-Coppa Italia). La sfida con la Juventus ( in programma il 6 ottobre che precederà la pausa nazionali), rappresenterà un importante esame di maturità che i nerazzurri dovranno superare dopo quello del derby di sabato. In tal senso, sembra saltare fuori un’analogia tra Conte e la sua prima stagione alla Juventus (2011/12). Ad ottobre 2011 la vittoria conquistata alla guida della Juve sul Milan ( allora campione d’Italia in carica) per 2-0 (doppietta di Marchisio), è sembrata essere quella che ha dato un’iniziale consapevolezza ed una prima autostima ai (futuri) campioni d’Italia sulla conquista dello scudetto. Anche in questa caso il leccese sta dalla parte dello sfidante (la Juve 8 anni orsono e l’Inter adesso) che vuole mandare un primo segnale a chi vuol essere sfidato (il Milan nel 2011 la Juve adesso) per cercare di riportare (la Juve allora, l’Inter adesso) la sua squadra ai vertici del calcio italiano. Il tutto dopo diversi anni in cui l’astinenza di vittorie è regnata sovrana : la Juve da 6 anni (Maggio 2006) con l’ultimo scudetto conquistato (sul campo) prima dello scandalo Calciopoli e da 9 invece per gli almanacchi sportivi con l’ultimo tricolore vinto con Marcello Lippi nel maggio 2003.L’Inter da dieci anni esatti (maggio 2010) dal favoloso Triplete (Scudetto-Champions-Coppa Italia) centrato con Josè Mourinho. Cabala nella quale il popolo interista vuole che si rispetti nella prossima primavera.

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