Formula Uno – Alla fine Fernando ha deciso di dire “Addio”

Dopo le tante voci che si sono susseguite in questi mesi  sul futuro di Fernando Alonso, adesso tutto è stato definito nella sera di martedi, momento in cui lo spagnolo e la F1 hanno deciso di dirsi addio dopo un video postato sul suo profilo Instagram e un comunicato ufficiale diramato dallo stesso Alonso. Lo spagnolo ormai sfumate le possibilità di poter ambire nuovamente  ad un top team, in particolar modo dopo il veto posto da Chris Horner sul suo possibile approdo in Red Bull per sostituire Daniel Ricciardo passato alla Renault,  ha quindi deciso di dedicarsi ad altro in futuro, l’altro può rappresentare soprattutto l’assalto alla Tripla Corona, obbiettivo che diventerebbe reale se il due volte campione del mondo riuscisse a conquistare nel 2019 la 500 Miglia di Indianapolis, dopo aver conquistato per due volte il Gran Premio di Montecarlo ( 2006 e 2007 ) e altrettanti titoli mondiali in F1 (con la Renault nel 2005 e nel 2006), anche se sembra che Mario Andretti gli abbia proposto  la possibilità di poter disputare il Campionato Americano.

Gli anni con la scuderia di Enstone, diretta all’epoca da Flavio Briatore, hanno rappresentato probabilmente i momenti più belli della sua carriera nella massima categoria automobilistica. In tal senso, a parte i due titoli mondiali è infatti ancora arrivata la prima vittoria in carriera dell’asturiano in F1 nel 2003 in occasione del Gran Premio D’Ungheria. Il successo dell’Hungaroring ebbe un’importanza maggiore perché lo spagnolo si permise il lusso di doppiare Michael Schumacher, all’epoca dominatore della scena Mondiale con i suoi 5 titoli mondiali, con il sesto che arrivò al termine di quel campionato  dopo aver battuto Kimi Raikkonen. Il finnico e il tedesco sono  stati gli avversari che Alonso ha dovuto battere per conquistare i due allori mondiali della sua carriera con la Renault. Nel 2005, Iceman rese infatti la vita difficile a Fernando, che dovesse sudare le proverbiali sette camicie per avere ragioni dell’iridato 2007.

L’anno successivo la seconda gioia iridata arrivò dopo aver avuto il merito di battere  sua maestà Schiumi. Alonso, dopo uno straordinario inizio di stagione, dove spiccano sei vittorie e tre  secondi posti nelle prime 9 gare del campionato, nella fase centrale accusa qualche difficoltà e il conseguente ritorno di Michael, che in virtù delle sue vittorie negli Stati Uniti, Francia, Germania, Italia e Cina, mette i due a parità di punti nella classifica iridata in vista degli appuntamenti finali di Giappone  ed Brasile. In Giappone il tedesco di Kerpen quando sembra involato verso la vittoria che gli potrebbe permettere la leadership solitaria del campionato e l’ipoteca sull’ottavo titolo iridato della sua carriera, è costretto al ritiro per la rottura del motore della sua Ferrari.

Tutte condizioni che valgono la vittoria nella gara nipponica di Alonso, l’ipoteca sul secondo titolo consecutivo in Renault, che diventa ufficiale e veritiero con il secondo posto di Interlagos dietro Felipe Massa nell’atto conclusivo dell’annata. Dal 2006 però tutto è sembrato girare storto dalla parte dell’asturiano per diverse motivazioni. Dopo aver concluso il suo ciclo trionfale in Renault, Alonso decide di firmare per la Mclaren, con l’obbiettivo di riportare il titolo iridato a Working dopo le stagioni vincenti con Mika Hakkinen nel 98 e 99 . In seno alla scuderia inglese, deve però fronteggiare la rivalità con Lewis Hamilton, l’astro nascente della F1 approdato in F1 proprio in quella stagione. The Hammer time  si dimostra un rivale duro e difficile da battere, come dimostra l’episodio di Indianapolis ossia il primo vero confronto in pista tra i due . Nella gara americana Alonso, nel lunghissimo rettilineo dell’ovale americano tenta un sorpasso impossibile sull’iridato in carica, cosa che non imperierisce più di tanto Lewis che conquista la seconda vittoria consecutiva dopo quella di Montreal. Alla fine di quella stagione complice la spy story tra Ferrari e Mclaren, lo spagnolo perde il titolo mondiale per un punto soltanto su Kimi Raikkonen.

I cattivi rapporti con Ron Dennis e la rivalità accesa con Lewis Hamilton, lo costringono a ritornare in Renault, dove con la vettura francese si toglie la soddisfazione di conquistare due vittorie a Singapore e al Fuji nel 2008. Nel 2010 arriva quindi il sogno che tutti i piloti di F1 sognano di realizzare : vestire un giorno la tuta della Ferrari. L’esordio in Rosso avviene nel modo migliore, ossia con una vittoria in Bahrain. Le successive vittorie di quella stagione in Germania, a Monza, Singapore e Korea gli consentono di arrivare ad Abu Dhabi in testa per il titolo mondiale.

Negli Emirati Arabi avviene però la mazzata definitiva, complice un errata gestione nell’effettuare il pit stop nel traffico, cosa che impone ad Alonso una seconda parte di gara dietro Petrov che gli fa da tappo e rende possibile il realizzarsi del primo dei quattro titoli mondiali consecutivi conquistati da Sebastian Vettel con la Red Bull. Detto che del 2011 spicca solamente la vittoria di Silvestone, nel 2012 arriva la seconda chance di conquistare il titolo con la Ferrari, anche qui ha dovuto però inchinarsi a Sebastian Vettel, che ebbe il vantaggio di avere tra le mani una vettura superiore ad una Ferrari nella quale Alonso ci ha messo quasi sempre del suo per arrivare in lotta per il titolo fino ad Interlagos a fine novembre soprattutto con le tre vittorie conquistate in Malesia, a Valencia e a Hochenheim. Le ultime successive annate in Ferrari spiccano per Alonso un altro secondo posto nel Mondiale Piloti e altre due vittorie in Cina e Spagna nel 2013. Preludio ad un ritorno alla  Mclaren a inizio 2015, dove sono state più delusione che le soddisfazioni, sia con la power unit Honda che con quella Renault montate sulla monoposto inglese. Oltre all’ufficialità dell’addio dal Circus della F1, c’è quindi anche quella che resteranno Due i titoli mondiali, e molto probabilmente anche 32 le vittorie e 22 le pole position.

                                                                                                                                   Danilo Scurria

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